...nelle campagne
trapanasi e valdericine Giardinata è la zona collinare più distante
dal mare e insieme la più alta su cui ci si possa recare. In poche parole
è come il palco di un teatro cui proscenio è rappresentato Monte
Cofano, Erice, Trapani e l’arcipelago delle sue tre isole, Levanzo, Favignana
e Marittimo. Per questo da Giardinata si godono quotidianamente tramonti sul mare
e panorami di straordinaria bellezza. In più, la sua conformazione collinare
favorisce il raccoglimento delle acque piovane,vero è che fin al secolo
scorso esistevano ben sette pozzi, un’oasi di acqua in una terra tradizionalmente
arida. Le caratteristiche uniche di questo luogo, cui abbiamo accennato, erano
probabilmente conosciute fin dall’antichità. E’ storia che
Federico III d’Aragona se ne innamorò nel 1314, durante la spedizione
di Roberto d’Angiò in Sicilia e volle farne dono alla Chiesa
Matrice di Erice. L’allora feudo di Giardinata rimase proprietà
della Chiesa per più di trecento anni prima di passare definitivamente
alla famiglia Grazia. Noi discendenti dobbiamo ciò all’amicizia
sincera tra il Cappellano Reale Don Angelo Grazia e Filippo IV di Spagna che gli
conferì dignità di Ciandro. Il buon canonico Don Angelo Grazia si
addormentò in Madrid il 21 ottobre 1665 con rammarico di tutta la real
corte e tale era la sua fama che i suoi resti mortali furono trasportati alla
Matrice di Erice dove il grande Carvini gli recitò un’orazione funebre.
Per ricompensare i grandi meriti e servigi di questo illustre dottore e sacerdote
fu donata ai suoi più prossimi parenti il feudo di Giardinata.Un nipote,
Giovanni Di Grazia,fu il primo a prenderne possesso sul finire del 1600 e da allora
è appannaggio della famiglia Di Grazia fino ai nostri giorni. Quando i
Di Grazia acquisirono il feudo lo trovarono un vero paradiso. Questo luogo era
un giardino, v’erano pavoni, v’erano palme e piante di ogni genere
e tutto ciò che vi si coltivava rendeva molto più che in altre zone.
Vista la reggia trazzera che lo attraversava completamente fu edificata una torre
d’avvistamento, poi alcune camere, poi ancora un mulino con una macina ancora
esistente. Fu da quella torre che un tristissimo
giorno, il 28 aprile 1839,disperato per un amore allora impossibile, decise di
recidere la sua ancora giovane vita l’ultimo glorioso Giovanni Di Grazia.
Ma queste son storie di fantasmi e ne parleremo volentieri davanti un bicchiere…..di
buon marsala.
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